Pazienza (quasi) finita
di Marcello Veneziani
[...] È stato facile in questi anni esaurire la questione politica al caso Berlusconi, scaricarsi delle responsabilità di un’intera classe dirigente adducendo l’alibi che c’è lui, la sua personalità forte e pervasiva, l’impronta monarchica del suo comando. In realtà appena lo sguardo si sposta da lui al resto, o meglio ai poco amabili resti della politica e dei poteri, ti accorgi che la china è tremenda. Degrada la qualità della classe dirigente, il ricambio è prevalentemente in basso, una selezione a rovescio premia sempre il peggio e un darwinismo perverso promuove la sopravvivenza del più losco o del più inetto. Berlusconi è stato il generoso ombrello, l’alibi comodo dietro cui rifugiarsi per osannarlo o attribuirgli tutti i mali del Paese. Ma un Paese non si può ridurre a una persona, un complesso intreccio di poteri politici e giudiziari, locali e culturali, civili e amministrativi, non può essere nascosto all’ombra di Re Silvio, dei suoi processi e del gossip su di lui.[...]
[...] Fermate la discesa verso il collasso, selezionate contenuti, persone e programmi sulla base della qualità , del merito e dell’efficacia, invertite la tendenza all’imbarbarimento e all’involgarimento, non barricatevi nei vostri clan e nelle rendite di posizione, assumetevi le vostre responsabilità rispetto al domani. Questo è un Paese già povero di futuro, senza figli, pieno di vecchi e gonfio d’immigrati; date una scossa, non aspettate la mazzata finale. [...]
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