C -100212.1 – SCORIE NUCLEARI – TERRORE ENFATIZZATO
1 grammo di Uranio 235 equivale a 4000Kg di petrolio.
Per produrre 1000 MW di energia elettrica da nucleare si producono 3 m3 di scorie vetrificate annue.
Per produrre 1000 MW di energia elettrica da petrolio si producono 15 milioni di tonnellate annue di CO2
La paura è figlia degl’ignoranza di una cognizione di causa; visto questa difficoltà sarà opportuno avere idee un po’ più chiare su quello che significa nucleare: sia su quello vecchia maniera, della fissione, cioè della spaccatura dell’atomo di uranio con scomparsa di materia e comparsa di energia sottoforma di radiazioni da trasformare in calore; sia su quello della fusione di due atomi di idrogeno per ottenere un gas più pesante : helio; tutt’ora in fase di studio e completamente innocuo.
Nel caso della fissione, per ogni grammo di materia che scompare l’energia che si ottiene è proporzionale al quadrato della velocità della luce: (300.000 Km/sec).
Praticamente risulta un’enorme quantità d’energia; la fissione di 1 grammo di uranio 235 equivarrebbe energeticamente a 4000 Kg di petrolio e potrebbe fornire una energia di 24000 Kwh: ovvero assicurare la produzione di una potenza di circa 1000 Kw per 24 ore.
Così: una centrale da 1000 Mw (che può tenere accese 10.000.000 di lampade da 100W) produce circa 30 tonnellate annue di scorie vetrificate corrispondenti a 3 m3; per la stessa potenza si dovrebbero bruciare 350.000 Kg/h di petrolio per produrre circa 15 milioni di tonnellate annue di CO2.
In fine: per mantenere accese 1000 lampade da100w in un anno si producono 0,3 litri di scorie vetrificate; praticamente contenute in una di dette lampadine.
Tanto per capire l’enormità della cosa, è stato stimato che nel 1999 per ogni individuo si siano prodotti in Italia 8 tonnellate di CO2 pari a 400milioni di tonnellate. E questo solo in Italia!
Queste scorie non si vedono, ma vengono accantonate anche nei nostri polmoni.
Il divario fra i residuati tossici nucleari ed i residuati tossici fossili risulta notevole; i residui nucleari hanno una decadenza variabile fino a circa 10mila anni e se bene accantonati non hanno alcuna influenza nell’ambiente; la CO2 è praticamente eterna dato il lento assorbimento della funzione clorofilliana e siamo costretti a viverci a stretto contatto.
Le scorie nucleari, le grandi accusate, non hanno alcun effetto sull’atmosfera e dipende unicamente dalla tecnologia e dai sistemi di sicurezza adottati; hanno solo il torto di occupare spazio se non vengono accantonate in luoghi sicuri nei quali smaltire la loro radioattività . Comunque le scorie delle precedenti centrali nucleari italiane sono ancora accantonate in loco e non hanno dato alcun problema eccetto quello di occupare spazio.
Un altro aspetto sul comportamento delle scorie è quello dell’impatto sulla salute pubblica: i problemi riscontrati sono tutti attribuibili ai prodotti di combustione che hanno un forte impatto sul clima:
“Secondo un rapporto della Organizzazione mondiale della sanità :
- nel 2020 i cambiamenti climatici provocherebbero non meno di 150 mila decessi l’anno in tutto il mondo;
- dal 1995 al 2004 l’Europa ha subito 30 grosse alluvioni colpendo
2 milioni di persone con mille morti;
- nel 2003 si è avuta la più forte ondata di calore che ha provocato 35 mila morti; da qui al 2020 si prevede un aumento delle morti per onde di calore di oltre il 400%.”
Secondo un rapporto della Commissione Europea risultano ogni anno circa 310.000 morti in Europa a causa dell’inquinamento atmosferico, dei quali 65.000 in Germania, 39.000 in Italia: più del 90% delle morti sono causate dalle polveri sottili emesse dagli impianti combustione, auto, industrie, riscaldamento.
Restando a Firenze: secondo le stime dell’Istituto regionale per la programmazione economica della Toscana, risultano ogni anno 350 persone che muoiono per l’effetto dell’inquinamento di cui, 196 per problemi cardiocircolatori 132 per malattie dell’apparato respiratorio.
Nessun accenno ai disastri paventati dal nucleare o dalle sue scorie!
Altro che Cernobyl!
Tutto questo senza tener conto dei disastri ecologici delle petroliere, dei disastri nelle miniere, di fronte alle vittime accertate a Chernobyl:
Durante l'esplosione del nocciolo morirono 2 lavoratori della centrale travolti dai detriti. Altre 134 persone (pompieri ed esercito, circa 1000) che intervennero per spegnere l'incendio furono intossicate dalle radiazioni (non disponevano di protezioni).
Di queste 28 morirono nel 1986 e 19 nei vent'anni successivi.
In totale un rapporto della FAO, poi confermato dal Chernobyl Forum, stima che vi siano state 58 vittime del disastro dal 1986 al 2006.
Il Chernobyl Forum è stato un incontro istituzionale promosso dall'IAEA che ha avuto luogo dal 3 al 5 febbraio 2003, a Vienna. Vi hanno partecipato, oltre all'IAEA, altre organizzazioni dell'ONU (FAO, UN-OCHA, UNDP, UNEP, UNSCEAR, OMS), la Banca Mondiale e le autorità della Russia, della Bielorussia e dell'Ucraina. Un secondo incontro si è tenuto il 10 e 11 marzo 2004 e un terzo dal 18 al 20 aprile 2005.
Lo scopo degli incontri è stato quello di mettere in chiaro in maniera scientifica gli effetti sulla salute e sull'ambiente del disastro di Chernobyl (26-4-1986).
Da allora non si sono avute notizie degne di nota di incidenti in centrali nucleari tali da allarmare l’opinione pubblica (se no i verdi avrebbero preso la palla al balso!) per cui oggi le centrali hanno una sicurezza pari a quelle delle centrali convenzionali.
Secondo uno studio di Lester Thurow, professore di economia al Mit di Boston, in 40 anni di nucleare solo un incidente ha provocato qualche decina di morti contro una media di 50 morti al giorno sul fronte delle energie non nucleari.
Ormai i disastri connessi con l’approvvigionamento e l’uso dei combustibili fossili vengono accettati come un fatto naturale: i disastri nelle miniere di carbone, da Marcinelle ad altri che, per esempio come in Russia ed in Cina, i dati ufficiali ammettono oltre 6mila morti nel 2004 e 8mila nel 2003, senza tener conto delle malattie professionali connesse con quelle attività .
Si aggiungano i disastri ecologici delle petroliere; i disastri degli impianti idroelettrici; oltre 2mila morti nel Vajont e la distruzione di un’intera vallata; analogo disastro al Frejus fra i più noti.
Comunque il disastro più grande e subdolo è l’inquinamento atmosferico che già condiziona il nostro modo di vivere sia per l’impatto sulla salute che su quello atmosferico che ci sfuggono per il loro lento progredire, come l’invecchiamento di una persona con la quale siamo quotidianamente a contatto.
Abbiamo vissuto in diretta le inondazioni del 2002 che hanno colpito oltre 500mila persone e causato danni per milioni di dollari. Ed il caldo della scorsa estate che ha causato sofferenza e morte? Le previsioni degli esperti dei fenomeni climatici sono orientati sul pessimismo; si prevedono: desertificazioni ed alluvioni; scioglimento dei ghiacciai ed innalzamento del livello dei mari e così via di peggio in peggio (vedi le condizioni climatiche di questi giorni).
In merito ai deposito di petrolio intorno alle grandi città la vicinanza degli impianti alle abitazioni ha un importante effetto relativo alle patologie per effetto degli inquinanti che, anche in condizione di normale operatività ,vengono rilasciati. A Priolo, una ricerca effettuata dall’osservatorio epidemiologico della regione Sicilia, mostra che nell’area di Augusta-Priolo si è registrato un aumento di patologie tumorali sia negli uomini che nelle donne, con dati preoccupanti specie, tra gli uomini, per il tumore del colon retto, polmone e pleura.
Tra le patologie non tumorali si segnala un aumento di mortalitĂ per quelle espiratorie acute.
Anche a Gela si è registrato un aumento di patologie tumorali sia negli uomini che nelle donne ed in particolare dei tumori dello stomaco, del colon-retto, laringe, bronchi, polmoni e vescica.
Gli effetti della pessima gestione delle aree industriali è stato, del resto, confermato dallo studio effettuato nel 2002 dall’ OMS per conto del ministero dell’ambiente. Sulle 15 aree ad alto rischio di crisi ambientale è stato rilevato un eccesso di 800 morti l’anno rispetto alle medie attese, pari al 2.5% con picchi a Brindisi (+55% dei tumori per i maschi), a Crotone (+46%), a Taranto (+22%), a Massa-Carrara (+21%), Augusta-Priolo e Napoli (+15%).
Queste sono le prospettive che attendono le nuove generazioni: ormai le nostre sono state rovinate da quel fatidico referendum sotto l’emozione del famoso incidente di Chernobyl, ben montato a dismisura dai cosiddetti verdi con ipotetiche apocalittiche visioni del futuro, quel futuro che abbiamo ben vissuto e stiamo ben vivendo oggi.
Mentre le organizzazioni sanitarie denunciano questi fatti, nessun accenno ai disastri paventati dal nucleare o dalle sue scorie benché in Europa siano attive, da quel referendum, ben 209 centrali nucleari per una potenza totale di 171454 milioni di watt
Nell’intero mondo l’energia prodotta dal nucleare risulta il 35% del totale.
Solo noi furbi italiani siamo a zero con ben 90 centrali ai nostri confini per una potenza di 90560 milioni di watt; siamo stati costretti ad andare a costruire centrali nucleari all’estero per importare energia elettrica per sopperire ad i nostri bisogni.
Viene da domandarci come sia potuto accadere questo; quale interesse ha mosso i promotori del referendum spandendo terrore a quattro mani tacciando gli scienziati di giocare sulla salute pubblica per i propri interessi anche se scientifici.
Non è il caso che i media comincino a diffondere cultura tecnica intervistando scienziati anziché politici interessati a mantenere il terrore per conservare il loro potere?
Facciamola finita una buona volta di illudere la gente ignara chiamando in soccorso l’idrogeno! L’idrogeno in natura non esiste libero; si può solo fabbricare e per fabbricarlo ci vuole energia, possibilmente pulita se no è inutile!
Altro tabù è l’attesa della fusione nucleare, utilissima per fare le bombe ma molto difficile da addomesticare per usi pacifici: le previsioni ci rimandano ancora, se tutto va bene, di cinquant’anni di studi e ricerche: come si riempie questo vuoto? E dopo per costruirle ci vorranno altrettanti anni prima di ottenere il pieno rendimento: solo fra un centinaio d’anni, al minimo, potremo raggiungere la vera era dell’energia pulita e nel frattempo rispolveriamo il carbone?
Firenze: 12/02/2010 Sermann









