Grande Puffo ha scritto:azzurrocielo ha scritto:Io credo che il 30% sia giĂ una quota sostanziosa.
Secondo me è sbagliato il concetto di "straniero". Non puoi considerare "straniero" uno che sia nato a Torino e parli l'italiano come prima lingua. Non sarebbe meglio un limite molto più basso, ma relativo a quelli che hanno delle difficoltà con la lingua?
Mi sembra l'ennesima idea valida, ma mal realizzata. E non si capisce come funzioni.
Esempio pratico. Mio suocero abita in un quartiere costruito negli anni '60 per gli immigrati pugliesi. Ora i pugliesi sono stati sostituiti in buona parte da immigrati, per la maggior parte rumeni e marocchini, ma è un quartiere di "seconda immigrazioni", dove si arriva da altri quartieri quando si decide di restare a Torino ed acquistare un appartamento. Le classi della scuola elementare hanno un 60/70% di figli di immigrati, ma sono quasi tutti nati a Torino. Infatti ai giardini pubblici senti quasi solo parlare in italiano. La situazione è molto più critica nelle scuole dei quartieri eleganti, dove ci sono i bambini delle COLF rumene appena arrivate, che non sono in tanti, ma non sanno parlare in italiano.
Il Ministro Gelmini, ha mandato ad ogni scuola un appunto comprendente “indicazioni e raccomandazioni per l’integrazione di alunni con cittadinanza straniera”.
Negli ultimi tempi si è parlato molto riguardo la partecipazione di studenti stranieri sovente in crescita all’interno delle scuole italiane, una partecipazione che tuttavia ha oltrepassato quella degli stessi alunni italiani.
Con la notifica fatta pervenire alle scuole dal Ministro , si è cercato e si cerca di somministrare delucidazioni riguardo il trattamento, l’accettezione e l’assegnazione degli studenti stranieri alle classi.
In modo specifico la notifica asserisce che:
Il Ministro conferirà specifici espedienti finanziari per i provvedimenti di supporto agli Istituti per l’introduzione di alunni stranieri, e successivi sovvenzoni saranno anticipate per le scuole in cui nei territori si rileva un elevata partecipazione di cittadini stranieri.
La notifica inoltre avvalora che i minori stranieri sono soggetti all’obbligo d’istruzione e che l’iter di registrazione nelle scuole italiane deve seguire i stessi metodi e requisiti avvalorati per i minori italiani.
Per eludere affluenze di registrazione di studenti stranieri si dovranno creare patti di rete fra gli istituti scolastici e gli Enti locali. Le scuole regionali, d’accordo con gli Enti territoriali, potranno indipendentemente indicare il numero di alunni stranieri per classe e il numero di alunni che potranno entrare a far parte delle scuole del proprio territorio. Le iscrizioni di minori non italiani non dovranno oltrepassare il 30% degli iscritti , nello specifico:
- La quantitĂ degli alunni stranieri partecipi in taluna aula, non potrĂ oltrepassare per legge il 30% sul totale numerico degli iscritti, quale risultato di una stabile distribuzione degli alunni con cittadinanza non italiana tra istituti dello stesso territorio;
- La soglia del 30% sarà valida dall’anno scolastico 2010-2011 e verrà inserita in maniera molto progressiva, si inizierà infatti dalle scuole primarie sino a giungere alle scuole secondarie di I e II grado;
- La soglia del 30% potrà essere alzata, per quegli studenti stranieri che dimostrano padronanza e conoscenza della lingua italiana, perchè nati in Italia;
- La soglia del 30% potrà essere al contrario diminuita, per quegli alunni stranieri che comprovano al momento dell’iscrizione un dominio della lingua italiana attualmente insufficiente ad una completa presenza alle attività didattiche.
Altro principio basilare per l’inserimento degli studenti stranieri, è l’incremento della lingua italiana, fondamentale per proseguire di pari passo con gli studi degli amici di scuola italiani. La normativa di rassetto, presume che nella scuola media un tot di ore didattiche della seconda lingua straniera possano essere utilizzate, per intensificate la conoscenza dell’italiano per gli alunni stranieri.
Il conferimento degli studenti non italiani nelle aule è liberamente determinato dalle scuole che dovranno, ad ogni modo, proseguire ad un controllo delle preparazioni e dei stadi di competenza dell’alunno , per conferirlo in modo definitivo alla sua classe. Le scuole ad ogni modo possono pianificare che l’iscrizione in una classe di un alunno straniero, sia pervenuta o seguita da un primo stadio di conoscenza della lingua, volta ad un introduzione valida dell’alunno all’interno della classe.Per affinare la conoscenza della lingua poi, possono anche essere programmati corsi di potenziamento, anche con i stessi docenti della scuola.
La Gelmini ha asserito a seguito di dibattiti che: -” La scuola deve essere il luogo dell’integrazione. I nostri istituti sono pronti ad accogliere tutte le culture e i bambini del mondo. Alla stesso modo la scuola italiana deve mantenere con orgoglio le proprie tradizioni storiche e insegnare la cultura del nostro Paese. L’inserimento, ad esempio, dell’ educazione alla cittadinanza va proprio in questa direzione: insegnare il rispetto per le altre culture e affermare contemporaneamente l’importanza delle regole civili, della storia, delle leggi e della lingua italiana. Una indispensabile condizione questa per realizzare una vera integrazione.
La presenza di stranieri nella scuola italiana, spesso concentrati in alcune classi, non è certo un problema di razzismo ma un problema soprattutto didattico.
Lo sanno le molte mamme che vedono la classe dei loro figli procedere a due velocitĂ di crescita formativa, con alcuni studenti che rimangono indietro ed altri che riescono ad andare avanti meglio.
Stabilire un tetto del 30% di alunni stranieri per classe è un modo secondo me utile per favorire l’integrazione, perché grazie a questo limite si evita la formazione di “classi ghetto” con soli alunni stranieri.
I bambini stranieri devono essere inseriti nelle classi con i bambini italiani per evitare, come accade in molte cittĂ , che si formino scuole e classi composte solo da stranieri. Gli alunni non italiani hanno bisogno di stare con quelli italiani per potersi integrare al meglio.
Credo che su questo punto sia destra che sinistra siano d’accordo, come dimostrano le esperienze di tante amministrazioni locali.
Oltre al tetto, inoltre, è fondamentale prevedere classi di inserimento di durata limitata per poter insegnare la nostra lingua a chi è appena arrivato in Italia ad un livello sufficiente per non sentirsi in difficoltà con i coetanei. Questi momenti di inserimento si svolgeranno sia la mattina che il pomeriggio, mentre nella scuola media una parte di ore della seconda lingua potrà essere usata per lo studio dell’italiano.
Comunque non basta inserire un ragazzo straniero in una classe di studenti italiani per ottenere una effettiva integrazione. E’ necessario aiutare gli studenti stranieri ad imparare bene la nostra lingua, perché questa è l’elemento fondamentale che consente ai ragazzi stranieri di non sentirsi in difficoltà e in imbarazzo con i compagni e di realizzare un primo importante passo verso la completa integrazione”.